Il Partito popolare europeo (PPE) replica l’asse con le destre all’Eurocamera per smantellare il Green deal. Dopo il voto del 13 novembre, quando PPE, Conservatori e Riformisti europei (ECR) e Patrioti per l’Europa (PfE) avevano fatto fronte comune per allentare gli obblighi di due diligence e di rendicontazione ambientale delle imprese, la stessa maggioranza si è ricomposta mercoledì 26 novembre per approvare la posizione del Parlamento europeo sulle modifiche al regolamento UE contro la deforestazione. L’Aula, con 402 voti favorevoli, 250 contrari e 8 astensioni, ha dato il via libera a un pacchetto che punta a semplificare l’attuazione della legge adottata nel 2023.

Il voto segue il via libera alla procedura d’urgenza accordata nella scorsa plenaria e consente all’Eurocamera di avviare i negoziati con il Consiglio sulla forma finale del testo.

La riforma interviene anzitutto sul calendario: tutte le imprese avranno un anno supplementare per adeguarsi alle norme europee contro la deforestazione. I grandi operatori e commercianti dovranno rispettarle dal 30 dicembre 2026, mentre micro e piccole imprese dal 30 giugno 2027. L’intento è rendere più graduale la transizione e permettere nel frattempo il rafforzamento del sistema informatico che dovrà gestire le dichiarazioni elettroniche di due diligence.

Le modifiche ridefiniscono anche la catena delle responsabilità: in base al testo approvato l’obbligo di presentare la dichiarazione di dovuta diligenza deve ricadere solo sulle imprese che immettono per prime un prodotto nel mercato dell’Unione, non su chi lo commercializza successivamente.

Per micro e piccoli operatori primari è prevista una dichiarazione semplificata e una tantum. Il Parlamento propone inoltre di escludere dal campo di applicazione libri e giornali stampati, immagini e altri prodotti dell’industria tipografica, inclusi manoscritti, dattiloscritti e planimetrie. Altra richiesta è una revisione anticipata della legge, entro il 30 aprile 2026, per valutarne l’impatto e i costi amministrativi.

Il regolamento che si intende modificare, adottato il 19 aprile 2023 ed entrato in vigore il 29 giugno dello stesso anno, mira a combattere la deforestazione legata al consumo di cacao, caffè, olio di palma, soia, legno, gomma, carbone vegetale, carta stampata e bovini. Secondo la FAO, tra il 1990 e il 2020 sono andati perduti 420 milioni di ettari di foreste – un’area più vasta dell’intera Unione europea – e il consumo europeo incide per circa il 10% sulla deforestazione globale.

Con la posizione adottata oggi, il Parlamento è pronto a entrare nella fase negoziale con il Consiglio. L’obiettivo è finalizzare la legge entro fine 2025, così da rendere effettivo il rinvio e il pacchetto di modifiche prima dell’entrata in vigore degli obblighi per le imprese.

https://euractiv.it/section/cambiamenti-climatici/news/berlino-entra-nel-dibattito-sulla-deforestazione-chiedendo-di-rinviare-e-rivedere-la-legislazione-ue/

Reazioni politiche

Per il Partito democratico (Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici, S&D), il voto conferma una polarizzazione crescente. “In questo Parlamento ci sono due maggioranze e quindi non è vero che noi facciamo i compromessi a tutti i costi”, ha dichiarato il capodelegazione del PD Nicola Zingaretti a Strasburgo.

“Se non siamo d’accordo votiamo contro, come oggi, ma non vogliamo regalare l’Eurocamera per quattro anni a un’alleanza tra destra ed estrema destra, in alcuni casi neofascista”. Zingaretti ha rivendicato la linea tenuta sul bilancio e ribadito che “non è accettabile teorizzare di consegnare il Parlamento a una maggioranza di centrodestra”.

Durissima la reazione della relatrice di S&D, Delara Burkhardt, la quale ha sottolinea che i socialisti e i democratici “respingono con forza” l’esito del voto e sostengono che la posizione approvata “mina l’integrità stessa della legge”. Il gruppo denuncia in particolare la revisione anticipata della normativa, definita “una linea rossa invalicabile”. Burkhardt ha spiegato che gli S&D avevano offerto “un compromesso costruttivo” che prevedeva un’applicazione rapida delle regole per le grandi imprese, più tempo per le piccole e una valutazione parallela delle difficoltà per le Pmi. “Ma il PPE ha respinto la nostra mano tesa”, ha affermato.

Netta anche la critica dei Verdi, secondo cui il PPE “sta smantellando pezzo per pezzo” la legislazione. L’eurodeputata Marie Toussaint accusa i popolari di un’alleanza sistematica con l’estrema destra sugli emendamenti chiave e rimprovera alla Commissione di aver scelto una strada politica invece di una soluzione “strettamente tecnica” per risolvere i problemi informatici legati al sistema di due diligence.

Di segno opposto la posizione del PPE, secondo cui il voto rappresenta “un passo significativo” per coniugare la protezione delle foreste con la riduzione degli oneri per operatori, agricoltori e silvicoltori. La negoziatrice Christine Schneider ha ricordato che la linea portata in Aula dai popolari riflette “un compromesso già concordato da 24 Stati membri”, e che il sistema informatico necessario per attuare la legge “non è ancora pronto”, rendendo indispensabile un rinvio di un anno. “Le preoccupazioni del PPE sono state condivise da quasi tutti gli Stati membri”, ha sottolineato, rivendicando inoltre le misure di alleggerimento per micro e piccoli produttori nei Paesi a basso rischio.

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